
Anche nel nostro ultimo giorno in Sudafrica la sveglia suona all’alba. Alle 5:30 vieniamo svegliati dall’inesorabile trillo del telefono con cui la direzione del Lodge si assicura che tutti i partecipanti al safari siano operativi per le 6 in punto.
Questo è il nostro ultimo safari qui alla Karongwe Game Reserve, e nella lista dei Big Five ci mancherebbero solo leopardi e bufali (e se mai ce ne fosse la possibilità, magari, anche un elefantino visto bene bene…).
Sunday è intenzionato a regalarceli tutti, così si parte alla ricerca del leopardo. Dopo quasi un’ora di perlustrazione e una dozzina di indicazioni date e ricevute con gli altri ranger, riusciamo a scovarne un bellissimo esemplare. Rimaniamo a debita distanza ad ammirarlo; in quel quarto d’ora, fra una foto e l’altra, notiamo anche che l’animale è tutto intento a divorarsi una preda (probabilmente quella cacciata la sera precedente).
Purtroppo il tempo stringe e Sunday ci anticipa che le nostre richieste riguardanti l’elefante non potranno essere esaudite. Effettivamente la riserva è molto estesa, ed elefanti e bufali si trovano solitamente agli antipodi di questa, quindi, dopo questi ultimi non avremmo certo il tempo materiale per gli altri.
Percorriamo una strada sterrata esterna alla riserva che velocemente ci conduce in un’area recintata dove vive una mandria di bufali. Uno di questi, incuriosito dal fuoristrada si avvicina a noi e cerca di infilare il suo enorme muso all’interno del nostro abitacolo; si avvicina lentamente a me, e dolcemente tento di accarezzarlo. L’animale è molto mansueto e certamente non ci incute paura, ma temo che spinto da un gesto d’affetto, tiri fuori quella linguona bavosa che si ritrova. Sunday nel frattempo ci spiega che la corazza che ricopre la sua testa, che in pratica è un tutt’uno con le corna, è talmente resistente che se venisse colpito da un proiettile in quel punto, probabilmente non ci resterebbe secco.

Rientriamo al Lodge per rinfocillarci con un’abbondante colazione.
Siccome dobbiamo liberare le stanze a metà mattinata decidiamo di rimetterci subito in viaggio, così carichiamo i bagagli e distribuiamo le giuste e meritate mance sia allo staff dell’Ingwe che in particolare alle nostre 2 formidabili guide. L’aereo decolla alle alle 19:55 perciò ci resta tutto il pomeriggio da sfruttare.
Ci dirigiamo senza troppi indugi verso il Kruger National Park che, con i suoi 19633 kmq (tanto per intenderci, il parco è poco più esteso dell’intero Veneto!!), è il più grande parco nazionale del Sudafrica ed indubbiamente una delle migliori riserve naturali del mondo.
Alle 10:30 circa entriamo dall’Orpen Gate, nel Kruger Centrale, e puntiamo verso sud per poi uscire al Crocodile Bridge.
Qui i safari sono completamente diversi da quelli fatti in precedenza. Si entra con il proprio mezzo e quindi si può guidare liberamente all’interno del parco, rispettando ovviamente le rigide regole imposte, a partire dai limiti di velocità e dalla raccolta dei propri rifiuti.
Sicuramente ci sono anche delle visite guidate da poter fare, ma noi notiamo solo grossi pulmini chiusi da 20-30 persone che corrono lungo le sole strade battute, e nemmeno un fuoristrada decappottato simile a quello con cui noi abbiamo scorrazzato nel bushveld.
Purtroppo attraversiamo il parco nelle ore più calde (quelle peggiori) ma impala, zebre e giraffe si fanno comunque vedere.
Sebbene qualitativamente questo safari si sia rivelato inferiore ai precedenti, abbiamo vissuto comunque l’escursione in modo spassoso, seduti fuori sui bordi dei finestrini dell’auto, pronti a filmare qualsiasi cosa e a scattare qualche assurda foto in movimento.
Verso la parte meridionale del parco, poco prima della nostra uscita, sul ponte che attraversa il Sabie River notiamo una macchina in sosta e 2 persone intente a fotografare qualcosa. Ci fermiamo ovviamente anche noi: ippopotami!! Anche questa volta se ne stanno quasi completamente immersi in acqua. Proviamo ad attendere un po’ per sperare di immortalarne almeno uno nella sua interezza, o almeno provare a cogliere nell’istante il suo famigerato sbadiglio.

Dopo quasi venti minuti veniamo in parte premiati da un’immensa e spalancata bocca che fuoriesce dal pelo dell’acqua.
Usciamo dal parco alle 14:30 e per non perdere l’aereo dobbiamo mantenere una buona media per i 400 e più km che ci separano dall’aeroporto. Visto il grosso rischio che corriamo, teniamo un’andatura molto sostenuta.
Dopo le centinaia di foto scattate alle bellezze naturali del posto, questa volta, molto probabilmente, nostro malgrado, diventiamo noi i soggetti per le autorità di Johannesburg: abbagliati da un potente flash siamo convinti di esserci beccati, come ultimo souvenir, un bel autovelox!!!
Riusciamo ad arrivare in perfetto orario in aeroporto, e dopo aver raccatato tutte le immondizie accumulate nei sedili posteriori in ben 4 sacchetti (tanto per rendere l’idea del letamaio in cui abbiamo grufolato per quasi 2 settimane) consegnamo la nostra mitica Hyundai Elantra (che ormai sarebbe meglio rottamare visto come l’abbiamo tirata e trattata).
Il contachilometri segna 4932 km percorsi!!
Purtroppo in aereo non abbiamo i posti vicini, così il ritorno si presenta abbastanza palloso, e soprattutto mi è impossibile recuperare lo svantaggio a scacchi di 20 a 0. Lo scalo è a Francoforte, dove cambiamo aereo per rientriamo a Venezia. ARRIVEDERCI FAVOLOSO SUDAFRICA!!!
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