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Tour in Sudafrica

feb 15, 2003 in Sudafrica, Viaggi

Bimbe in Sudafrica

L’idea del nostro “Sudafrica on the road” nasce dalla volontà di fare un viaggio in un affascinante angolo del mondo. La verità è che inizialmente avevamo scelto come destinazione la Patagonia (Cile e Argentina) ed il raggiungimento dell’estremo sud del continente americano, Capo Horn.

Purtroppo (o forse, con il senno di poi, per fortuna), a causa delle difficoltà incontrate (le complicate tratte aeree non ci permettevano di sfruttare al meglio i 12 giorni che avevamo a disposizione) abbiamo optato, non senza perplessità, per il Sudafrica.

In effetti siamo partiti senza troppe aspettative, e forse proprio grazie a questo, il Sudafrica si è rivelato un Paese davvero stupendo, da girare in lungo e in largo in piena libertà… Prima di partire avevamo pianificato per sommi capi le varie tappe del nostro viaggio. L’idea era quella di farci tutta la costa da Port Elizabeth a Cape Town, per poi tagliare verso nord-est verso Johannesburg, e quindi trascorrere gli ultimi due giorni in una Riserva Privata per poter prendere parte a qualche foto-safari; le uniche cose certe erano quelle di dover arrivare il 23/01 mattina a Mossel Bay per un’escursione già prenotata via internet dall’Italia, e di essere nel primo pomeriggio del 21/01 presso L’Ingwe Lodge all’interno della Karongwe Game Reserve (anche questo prenotato prima di partire).

Le tratte aeree per raggiungere la nostra base di partenza sono state: Venezia-Monaco di Baviera, Monaco-Johannesburg, Johannesburg-Port Elizabeth (circa 18 ore di viaggio complessive da Venezia a Port Elizabeth). Il ritorno invece era previsto da Johannesburg a Venezia via Francoforte (circa 15 ore di viaggio complessive.

Costo di tutte le tratte: euro 960,00 circa.

Il viaggio si è articolato nelle seguenti tappe:

Tour in Sudafrica: Da Port Elizabeth al Tsitsikamma National Park, 215 Km

Tour in Sudafrica: Dallo Storms River Mouth Rest Camp a Knysna, 110 Km

Tour in Sudafrica: Da Knysna a Mossel Bay, 490 Km

Tour in Sudafrica: Da Mossel Bay a Klein Bay (Gansbaai), 660 Km

Tour in Sudafrica: Da Klein Bay a Cape Town, 180 Km

Tour in Sudafrica: Da Cape Town a Laingsburg, 430 Km

Tour in Sudafrica: Da Laingsburg a Johannesburg, 1240 Km

Tour in Sudafrica: Da Johannesburg a Barbeton, 600 Km

Tour in Sudafrica: Da Barbeton alla Karongwe Game Reserve, 290 Km

Tour in Sudafrica: Ingwe Game Lodge

Tour in Sudafrica: Dalla Karongwe Game Reserve al Johannesburg International Airport, 717 Km

Tour in Sudafrica: undicesimo giorno

gen 23, 2003 in Sudafrica, Viaggi

Foto di gruppo a fine Safari

Anche nel nostro ultimo giorno in Sudafrica la sveglia suona all’alba. Alle 5:30 vieniamo svegliati dall’inesorabile trillo del telefono con cui la direzione del Lodge si assicura che tutti i partecipanti al safari siano operativi per le 6 in punto.

Questo è il nostro ultimo safari qui alla Karongwe Game Reserve, e nella lista dei Big Five ci mancherebbero solo leopardi e bufali (e se mai ce ne fosse la possibilità, magari, anche un elefantino visto bene bene…).

Sunday è intenzionato a regalarceli tutti, così si parte alla ricerca del leopardo. Dopo quasi un’ora di perlustrazione e una dozzina di indicazioni date e ricevute con gli altri ranger, riusciamo a scovarne un bellissimo esemplare. Rimaniamo a debita distanza ad ammirarlo; in quel quarto d’ora, fra una foto e l’altra, notiamo anche che l’animale è tutto intento a divorarsi una preda (probabilmente quella cacciata la sera precedente).

Purtroppo il tempo stringe e Sunday ci anticipa che le nostre richieste riguardanti l’elefante non potranno essere esaudite. Effettivamente la riserva è molto estesa, ed elefanti e bufali si trovano solitamente agli antipodi di questa, quindi, dopo questi ultimi non avremmo certo il tempo materiale per gli altri.

Percorriamo una strada sterrata esterna alla riserva che velocemente ci conduce in un’area recintata dove vive una mandria di bufali. Uno di questi, incuriosito dal fuoristrada si avvicina a noi e cerca di infilare il suo enorme muso all’interno del nostro abitacolo; si avvicina lentamente a me, e dolcemente tento di accarezzarlo. L’animale è molto mansueto e certamente non ci incute paura, ma temo che spinto da un gesto d’affetto, tiri fuori quella linguona bavosa che si ritrova. Sunday nel frattempo ci spiega che la corazza che ricopre la sua testa, che in pratica è un tutt’uno con le corna, è talmente resistente che se venisse colpito da un proiettile in quel punto, probabilmente non ci resterebbe secco.

Bufali

Rientriamo al Lodge per rinfocillarci con un’abbondante colazione.

Siccome dobbiamo liberare le stanze a metà mattinata decidiamo di rimetterci subito in viaggio, così carichiamo i bagagli e distribuiamo le giuste e meritate mance sia allo staff dell’Ingwe che in particolare alle nostre 2 formidabili guide. L’aereo decolla alle alle 19:55 perciò ci resta tutto il pomeriggio da sfruttare.

Ci dirigiamo senza troppi indugi verso il Kruger National Park che, con i suoi 19633 kmq (tanto per intenderci, il parco è poco più esteso dell’intero Veneto!!), è il più grande parco nazionale del Sudafrica ed indubbiamente una delle migliori riserve naturali del mondo.
Alle 10:30 circa entriamo dall’Orpen Gate, nel Kruger Centrale, e puntiamo verso sud per poi uscire al Crocodile Bridge.
Qui i safari sono completamente diversi da quelli fatti in precedenza. Si entra con il proprio mezzo e quindi si può guidare liberamente all’interno del parco, rispettando ovviamente le rigide regole imposte, a partire dai limiti di velocità e dalla raccolta dei propri rifiuti.
Sicuramente ci sono anche delle visite guidate da poter fare, ma noi notiamo solo grossi pulmini chiusi da 20-30 persone che corrono lungo le sole strade battute, e nemmeno un fuoristrada decappottato simile a quello con cui noi abbiamo scorrazzato nel bushveld.
Purtroppo attraversiamo il parco nelle ore più calde (quelle peggiori) ma impala, zebre e giraffe si fanno comunque vedere.
Sebbene qualitativamente questo safari si sia rivelato inferiore ai precedenti, abbiamo vissuto comunque l’escursione in modo spassoso, seduti fuori sui bordi dei finestrini dell’auto, pronti a filmare qualsiasi cosa e a scattare qualche assurda foto in movimento.
Verso la parte meridionale del parco, poco prima della nostra uscita, sul ponte che attraversa il Sabie River notiamo una macchina in sosta e 2 persone intente a fotografare qualcosa. Ci fermiamo ovviamente anche noi: ippopotami!! Anche questa volta se ne stanno quasi completamente immersi in acqua. Proviamo ad attendere un po’ per sperare di immortalarne almeno uno nella sua interezza, o almeno provare a cogliere nell’istante il suo famigerato sbadiglio.

Ippopotamo

Dopo quasi venti minuti veniamo in parte premiati da un’immensa e spalancata bocca che fuoriesce dal pelo dell’acqua.

Usciamo dal parco alle 14:30 e per non perdere l’aereo dobbiamo mantenere una buona media per i 400 e più km che ci separano dall’aeroporto. Visto il grosso rischio che corriamo, teniamo un’andatura molto sostenuta.

Dopo le centinaia di foto scattate alle bellezze naturali del posto, questa volta, molto probabilmente, nostro malgrado, diventiamo noi i soggetti per le autorità di Johannesburg: abbagliati da un potente flash siamo convinti di esserci beccati, come ultimo souvenir, un bel autovelox!!!

Riusciamo ad arrivare in perfetto orario in aeroporto, e dopo aver raccatato tutte le immondizie accumulate nei sedili posteriori in ben 4 sacchetti (tanto per rendere l’idea del letamaio in cui abbiamo grufolato per quasi 2 settimane) consegnamo la nostra mitica Hyundai Elantra (che ormai sarebbe meglio rottamare visto come l’abbiamo tirata e trattata).

Il contachilometri segna 4932 km percorsi!!
Purtroppo in aereo non abbiamo i posti vicini, così il ritorno si presenta abbastanza palloso, e soprattutto mi è impossibile recuperare lo svantaggio a scacchi di 20 a 0. Lo scalo è a Francoforte, dove cambiamo aereo per rientriamo a Venezia. ARRIVEDERCI FAVOLOSO SUDAFRICA!!!

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Tour in Sudafrica: decimo giorno

gen 22, 2003 in Sudafrica, Viaggi

Sveglia ore 5:15 perchè il secondo dei quattro safari previsti parte all’alba, alle 6 per la precisione.
Niente colazione come si deve, ma la solita tazza di caffè con pasticcino. La vera colazione è in programma alla fine del safari, ossia dopo 3 ore! L’orario così “estremo” per il safari mattutino è giustificato dal fatto che le temperature a quelle ore non sono ancora alte, così è più probabile che gli animali non siano nascosti all’ombra di qualche cespuglio. I primi animali a farsi vedere sono come al solito le gazzelle. Le ammiriamo saltare agilmente la strada una dopo l’altra. Di seguito si ripresentano gli gnu, e quindi una giraffa. Questa volta Sunday accosta il fuoristrada e finalmente riusciamo ad immortalarla.
Riprendiamo la nostra corsa alla ricerca di un altro pezzo grosso, e dopo un paio di informazioni avute via radio da un altro ranger riusciamo a trovare un mastodontico e pacifico rinoceronte nero intento a brucare un po’ d’erba. Nei nostri volti si dipinge un sorriso di soddisfazione per aver scovato il nostro secondo Big Five. Il rinoceronte è abbastanza immobile, quindi il soggetto è perfetto per i nostri scatti. Ritornando verso il Lodge riusciamo ad incrociare due ghepardi adulti, questa volta liberi all’interno dell’immensa Riserva. Fa sempre un certo effetto ritrovarsi di fronte il quadrupede più veloce sulla faccia della terra!!
Al Lodge ci gustiamo una succulenta colazione. Data la stanchezza, il caldo infernale e la pancia piena, investiamo le 3 ore che ci separano dal pranzo in un pisolino ristoratore in camera, sotto le pale del ventilatore. Dopo pranzo iniziamo a sistemare i bagagli in vista della ripartenza del giorno dopo, e dedichiamo una mezz’oretta per le solite cartoline
di rito. Alle 4 del pomeriggio parte il terzo safari.
Dei Big Five ci manca ancora il bufalo, il leopardo, e magari un elefante visto bene. Ormai, per assurdo, siamo addirittura stanchi di vedere gazzelle a destra e a manca, perchè puntiamo alle grosse “prede”. Iniziamo un lunghissimo giro della Riserva che apparentemente sembra infruttuoso. Sunday ci confessa che in quella giornata intendeva scovare un leopardo, animale molto aggressivo ma allo stesso tempo molto schivo e timido, quindi difficile da trovare. A parte i “soliti” animali, fra i quali anche un altro paio di giraffe, la ricerca del leopardo si dimotrò subito molto impegnativa. Nel frattempo, percorrendo una strada sterrata che costeggiava il letto di un fiume prosciugato, dall’altra parte dell’argine riusciamo ad intravvedere un elefante in movimento. Per noi è impossibile raggiungerlo, così anche questa volta il pachiderma ci sfugge. Ok, diciamo che il terzo Big Five l’abbiamo “schivato” per un pelo. Riprendiamo la rincorsa al leopardo anche grazie alle preziose dritte di una ranger, che con delle precisissime indicazioni (per noi incomprensibili visto che in mezzo alla savana non c’è, almeno in apparenza, nemmeno un punto di riferimento) ci aiutò nella ricerca del punto esatto di dove ne era stato avvistato uno pochi minuti prima. All’imbrunire ci inoltriamo con il nostro indistruttibile fuoristrada in un super off-road fra cespugli, arbusti secchi, rocce e rovi. Tutto ad un tratto Sunday ci chiede di provare ad annusare l’aria; per noi “comuni mortali di città” l’aria sembra solo particolarmente pulita, nulla più. Dopo soli cinque minuti Michael ci fa notare, con il fascio della sua torcia, i resti di un piccolo impala e solo allora riusciamo a percepire il suo odore. Quella, ci spiegò Sunday, era la preda del leopardo; probabilmente il rumore del nostro avvicinamento avrà insospettito il felino facendone interrompere bruscamente il suo banchetto. Sunday scende dal fuoristrada imbracciando il fucile per pellustrare la zona… proviamo
pure a gironzolare un po’ con il Land Rover da quelle parti, ma ormai è impossibile stanarlo. Sono quasi le 20 ed il terzo safari è inesorabilmente giunto al termine. Ci rimane giusto il tempo per una breve sosta in un’atmosfera molto tenebrosa: avvolti da un buio profondo ed illuminati dai soli fari del fuoristrada apparecchiamo per un veloce pic-nic notturno.
Rientriamo al Lodge dove ci attende una cena preparata attorno al fuoco. Visto che il giorno successivo ci aspetta un’altra sveglia all’alba per l’ultimo safari, dopo due chiacchiere a tavola, si va’ dritti a nanna!

Tour in Sudafrica: nono giorno

gen 21, 2003 in Sudafrica, Viaggi

Il tragitto che ci porterà alla Riserva ci dà la possibilità di attraversare la Blyde River Canyon Nature Reserve, ma prima d’arrivarci decidiamo di visitare alcune cascate presenti lungo la R532. Le MacMac Falls, le Lisbon Falls e le Berlin Falls raggiungono altezze che variano dai 70 ai 90 metri. In tutti gli accessi alle cascate troviamo dei simpatici mercatini di
artigianato locale dove poter comprare e portarsi a casa un “pezzo d’Africa”. Proseguiamo in direzione del canyon; lì ci attende un bellissimo spettacolo naturale di rocce scavate dalla forte corrente del Blyde River. I magnifici pendii ricoperti da arbusti sempreverdi, le forme delle scarpate e le formazioni rocciose (come per esempio le Three Rondavels che sembrano delle capanne Zulu) formano una Riserva Naturale da mozzafiato.
Pranziamo velocemente in un resort nei pressi del canyon per proseguire poi verso la Riserva: 6000 ettari di savana con all’interno 4 Lodge. Il nostro in particolare, l’Ingwe Lodge, non davvero niente male nonostante la scelta fatta da casa avesse puntato su uno dei più economici tra quelli proposti da Turisanda nei pressi del Kruger. Sistemiamo i bagagli, ci rilassiamo ai bordi della piscina un paio d’ore prendendo un po’ di sole, leggendo e giocando a scacchi. Arrivano le 4 del pomeriggio e finalmente si parte per il primo Safari.
Tutto lo staff del Lodge ci accoglie con un piccolo banchetto a base di pasticcini e thè. Nel mentre Michael, il nostro battitore, si avvicina alla guida di un Land Rover decapottata capace di ospitare 9 passeggeri (oltre al ranger conducente e al battitore posizionato su un piccolo sedile sopra il cofano). Nel frattempo si presenta il nostro ranger, Sunday (munito di fucile a canne mozze), e partiamo. Dopo mezz’oretta ancora non si avvista niente, e fra di noi incomincia a serpeggiare l’incubo già provato a Gansbaai aspettando lo squalo enorme!! Finalmente si fa vedere un facocero che sguazza nel fango di un laghetto, e di seguito vari tipi di antilopi (springbok, bontebok, orice, kudu, e impala fra gli altri). Nel frattempo rimaniamo colpiti dalla quantità e dalle dimensioni dei termitai (sono alti anche più di un metro!) che si incrociano lungo la strada. Il tempo passa ma dei Big Five (Rinoceronte, Elefante, Leone, Bufalo, Leopardo) nemmeno l’ombra.
A proposito: al contrario di quanto si possa pensare, si chiamano “Big Five” non per le loro dimensioni ma perchè in passato erano le prede di caccia più ambite, vuoi per il loro manto, vuoi per l’avorio, ecc.
Ad un tratto Sunday ferma il fuoristrada e si mette ad osservare il terreno cercando tracce ed impronte.
Noi siamo sempre più perplessi… ci sembra un po’ tutto montato ad hoc per i classici stupidi turisti stranieri.
Poco dopo però veniamo clamorosamente smentiti dall’incredibile bellezza di un leone, di una leonessa e dei loro 3 cuccioli accovacciati all’ombra di un albero. Ci avviciniamo silenziosamente fino a 5 metri di distanza e con gli occhi lucidi incominciamo a scattare un numero spropositato di foto. La nostra felicità, mista a curiosità e stupore, è letteralmente palpabile. Riusciamo ad immortalare i leoni in tutte le posizioni possibili, addirittura anche durante la fase di un veloce accoppiamento. Dopo un buon quarto d’ora trascorso in loro “compagnia” ci muoviamo, rigenerati ed entusiasti, alla ricerca di altri animali. Velocemente riusciamo a notare un’aquila, una piccola volpe ed un paio di zebre. Di tanto in tanto si scorge ancora qualche gruppetto di antilopi. Tornando nella zona del laghetto avvistiamo dei movimenti sospetti a pelo d’acqua… ci sono un paio di ippopotami, ma come nello Swaziland non si concedono ai nostri obbiettivi. Andandocene via, in mezzo
agli arbusti vediamo una giraffa, ma con grande stupore da parte nostra Sunday non si ferma, impedendoci così di poter fare qualche scatto. Sinceramente siamo infastiditi dall’atteggiamento del nostro ranger, perchè anche una breve sosta per ammirare una giraffa ci interessa molto visto che dalle nostre parti non se ne vedono spesso.
Proseguendo, notiamo degli gnu e dei licaoni.
Sunday si ferma ad osservare dello sterco lungo la strada e da lì incomincia la ricerca all’elefante. Finalmente lo raggiungiamo. L’elefante è impegnato a mangiare e così non possiamo avvicinarci troppo, altrimenti si infastidirebbe e scapperebbe; rimaniamo dove siamo ma a causa della fitta boscaglia riusciamo solo ad intravederlo. L’ultimo animale degno di nota che riusciamo a vedere in questo primo safari, è un piccolo ghepardo con la sua mamma, entrambi confinati all’interno di una ampia zona recintata. Lo scopo di questa misura di sicurezza è quello di preservare il cucciolo dalla presenza di numerosi predatori all’interno della Riserva.
Torniamo al Lodge gustandoci un’incredibile stellata e veramente soddisfatti dell’esperienza appena conclusa. La serata si conclude con la cena al lume di una candela ad olio.

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Tour in Sudafrica: ottavo giorno

gen 20, 2003 in Sudafrica, Viaggi

Dobbiamo gestire al meglio il giorno e mezzo che ci rimane prima del soggiorno prenotato da casa nella Karongwe Game Reserve. Scegliamo così di sconfinare nello Swaziland, giusto per vedere una realtà diversa e, perchè no, poter mettere una nuova bandierina sul nostro planisfero dei luoghi visitati.
Dopo aver sbrigato le formalità burocratiche al posto di frontiera di Sandlane, ci avventuriamo all’interno del piccolo Paese africano. Lungo la E20 troviamo il Milwane Wildlife Sanctuary Nature Reserve e decidiamo di visitarlo. Questa riserva ci dà modo di avere un primo e significativo assaggio degli stupendi animali che incontreremo nei successivi foto-safari. Possiamo percorrere i sentieri con la nostra automobile… Riusciamo a vedere da vicino diverse zebre, dei facoceri e le antilopi; riconosciamo pure degli gnu, ma la nostra curiosità è attratta dal piccolo laghetto dove scorgiamo un gruppetto di ippopotami. Rimaniamo in appostamento in sacro silenzio per una buona mezz’ora, ma loro non si vogliono concedere all’attenzione di noi “fotografi”.
Insoddisfatti per aver visto solo narici, occhi ed orecchie di ippopotamo (insofferenti per il gran caldo questi grossi pachidermi preferiscono rimanersene completamente immersi), proseguiamo la marcia verso la capitale, Mbabane: nulla di eccezionale. Rientriamo dunque in Sud Africa dal punto di frontiera di Oshoek, nei pressi di Ngwenya (aperto dalle 7 alle 22, ma i 13 valichi hanno degli orari diversi ed alcuni chiudono alle 16), e proseguiamo verso nord. Dato che in zona non ci sono grossissime città, preferiamo fermarci nella prima che incontriamo, Barbeton. Qui alloggiamo (300 Rand con colazione) al Phoenix Hotel [all'angolo tra Pilgrim St e President St; tel: (013) 712-4211; fax: (013) 712-5741], e visto che ci siamo ci fermiamo lì pure a cena. Alberto e Michele, in difficoltà con la traduzione del menù, ordinano a loro insaputa un’immangiabile fegato di non si sa bene quale animale. Essendo noi gli unici clienti dell’albergo, durante una breve assenza del cameriere ne approfittano per gettare il contenuto del piatto fuori dal ristorante (per la buona sorte di qualche gatto…).
Andiamo in camera molto presto per riposarci a dovere. Non è stato sempre menzionato, ma la sfida a scacchi fra me e Alberto prosegue incessantemente, e sempre con il medesimo risultato a suo favore!!

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